29.06.2018  Bresciaoggi

Con lo «Smart Assembly» macchine industriali 4.0

 

 

Foto Andrea Salvi

Come l’industria, il Tecnico industriale Castelli cerca di stare al passo con l’innovazione. Ne sono prova, tra l’altro le macchine che imitano l’industria 4.0 progettate nei laboratori di via Cantore. Una di queste è la Smart Assembly Line 2.0 che Andrea Salvi e i suoi compagni di classe Mattia Squassina, Edoardo Mirandola, Federico Viviani, Luca Brignoli e Michele Putelli presenteranno all’orale della maturità in questi giorni. E la loro tesina fatta certo di pagine che spiegano, ma soprattutto di marchingegni all’avanguardia come Plc industriali, web server e quant’altro sia necessario per interconnettere sistemi. IL PROGETTO di linea di assemblaggio intelligente è stato pensato per creare un prodotto – loro lo chiamano formaggino -, che viene tagliato da una fresa nella forma voluta. All’inizio si presenta come un piccolo cubo con un foro al centro e quattro ai lati. Dopo un processo del tutto automatizzato diventerà tutt’altro. Dal magazzino un robot/pinza lo preleva e lo adagia su un nastro trasportatore. Arrivato in prossimità di una fresa, un secondo robot lo afferra e lo inserisce nella macchina, che si chiude e lo lavora nella forma voluta. Conclusa la lavorazione, lo stesso robot lo riprende e lo colloca su un altro nastro per portarlo al controllo qualità. Qui una fotocamera verifica che il pezzo sia idoneo. Se l’esito è positivo viene accettato, in caso contrario viene scartato. Lo «Smart Assembly» nasce dal laboratorio di Automazione elettronica inaugurato l’anno scorso dalla Fondazione Castelli, che tre settimane fa ha tagliato anche il nastro dell’Officina meccanica completamente rinnovata. La FONDAZIONE CASTELLI, d’altronde, è nata per potenziare le dotazioni tecniche dell’Istituto, promuovere e gestire iniziative per migliorare l’efficacia dell’insegnamento, testimoniare l’importanza della formazione e valorizzare le eccellenze studentesche, coinvolgere le imprese bresciane in una collaborazione più stretta e continuativa. Non per ultimo vuole promuovere ogni iniziativa utile per inserire i neo diplomati nel mondo del lavoro favorendo l’attivazione di stage formativi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

MI.VA.

 

Martedi 12 settembre c.m. l'Istituto Benedetto Castelli è stato visitato da una troupe di Rai 3 coordinata dalla giornalista Francesca Pietrobelli, per realizzare un servizio sul mondo della scuola, e i rapporti tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro. Una parte del servizio è dedicata al lavoro che  la  Fondazione Benedetto Castelli svolge nell'istituto.

A fondo pagina troverete il link  per poter vedere il servizio che parte dal minuto 26.14

 

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-9cfef179-cf3b-494f-985b-9abd64f04da2-tg3.html#p=0

 

 

Se pensate che serva, è il tempo di dimostrarlo. Se per davvero - voi, aziende - pensate che la formazione sia importante e che avere periti (o non averne) possa essere uno degli elementi che fanno la differenza, ebbene è tempo di dimostrarlo. Serve un supplemento di generosità, ma direi che serve un supplemento di intelligenza, oggi più che mai. Più parliamo di industria 4.0 è più ci si convince che la partita è soprattutto di testa e di teste; che deve essere l’imprenditore prima a cambiare e a convincersi dei nuovi scenari e che per far questo deve avere - deve avere - personale qualificato. Non basta dire (anche se so che già è tanto): ma noi li cerchiamo i periti ma non li troviamo, o magari si trovano ma quanto a formazione... Appunto: qui sta il supplemento di generosità e intelligenza. Il «personale qualificato» diventa la risorsa prima per le aziende. Quelle che capiscono per prime il tema sono avvantaggiate.

 

E quindi? E quindi le aziende dovrebbero pensare alla Fondazione Benedetto Castelliche, da qualche anno, raccoglie fondi ed energie per affiancare le attività dell’istituto tecnico vanto della città, da mezzo secolo una fucina vera di tecnici molti dei quali diventati imprenditori. È a voi, a chi grazie anche al glorioso Itis, è diventato imprenditore, che la Fondazione presieduta da Giuliano Baglioni, si rivolge in primis.

Serve, appunto, quel famoso supplemento. Sì, sappiamo che già date lavoro e pagate le tasse e quindi dovrebbe essere lo Stato a cambiare i laboratori, ad aggiornare le strutture, a mantenere decoro e l’aggiornamento professionale. Tutto verissimo. Ma così non è. E quindi? Le prime risposte delle aziende bresciane sono state straordinarie, ma non basta. In tre anni, la Fondazione fra contributi diretti e nuove macchine ha raccolto circa 2 milioni. Non pochi. Ma adesso - scrive il presidente Baglioni - serve sistemare l’officina meccanica che versa in condizioni pietose. Servono, malcontati, 400 mila euro per rifare pavimenti, impianti, attrezzature.

Se qualche azienda fosse disponibile e interessata a fare qualcosa di concreto può scrivere a segreteria@fondazionecastelli.itCarla Chiaf, la segretaria della fondazione che mette il suo tempo libero a disposizione, potrà darvi il dettaglio delle emergenze per far sì che l’Itis resti la bandiera della nostra industria che sin qui è sempre stata. Grazie

INDUSTRIA 4.0    14 Maggio 2017                                                                                                  Gianni Bonfadini

 

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