L'Itis «Castelli» compie un secolo di vita e, per festeggiare la ricorrenza, domani alle 17 nell'aula magna riper- correrà le pagine più luminose della sua storia attraverso il libro del professor Giovanni Boccingher «Dal Moretto all'Itis Castelli - 100 anni (ed oltre) di istruzione tecnica a Brescia». Sul tema riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento del professor Claudio Bragaglio, già docente di Diritto ed Economia dell'Itis.
Con il volume: «Dal Moretto all'Itis Castelli» (Fondazione Federico Palazzoli), scritto dal professor Giovanni Boccingher, viene ricostruita la storia più che centenaria di una delle strutture scolastiche più importanti di Brescia. Un volume corredato anche da fotografie e da documenti di grande interesse.
Dal pregevole lavoro di Boccingher emerge, oltre il percorso che va dalle prime esperienze della formazione d'una professionalità tecnica fino agli anni '60, lo spaccato dell'evoluzione della Brescia industriale. Una «rivoluzione» caratterizzata, com'è noto, da uno specifico percorso di accumulazione di capitali, di lotte sociali e sindacali, di scelte politiche ed istituzionali. Di recente riesaminato dal lavoro di Paolo Corsini e di Marcello Zane sulla «Storia di Brescia». Ma, non meno importante per una comprensione approfondita della «brescianità industriale», è lo studio del «capitale umano», come lo si definisce oggi, ovvero del ruolo svolto dalla professionalità tecnica ed innovativa della manodopera. E' quanto opportunamente rileva, nell'introduzione al volume, il presidente dei Periti industriali, Arturo Bonetta, quando evidenzia - nel cammino che va dal «Moretto» all'Itis Castelli - il ruolo professionale svolto dai periti e dai quadri tecnici. Un ruolo fondamentale per l'organizzazione e l'innovazione produttiva di Brescia. E non solo. Essi hanno costituito, nel corso dei decenni, un fattore decisivo per l'imprenditoria aziendale sul territorio, per l'estensione della rete di piccole e di medie imprese industriali.
ALQUANTO singolari i primi passi a metà '800 del futuro Moretto. Come ricorda l'autore, la prima sollecitazione che si è posta all'inizio di questa storia ha riguardato la formazione d'una scuola di pittura «a favore dei fanciulli poveri», avanzata nel 1839 dal pittore bresciano Gabriele Rottini.
Sulla base della sua esperienza didattica e d'uno spunto offerto dall'Accademia di Brera. Successivo il passaggio poi dalle arti figurative ad una loro applicazione all'artigiano artistico, ma non solo. Infatti, si determina una controversa compresenza nella «scuola di disegno», avviata in città dal Rottini, di «due anime», che segneranno, sempre in tensione tra loro, tutto l'ottocento, da una parte la vocazione artistica, dall'altra quella rivolta più all'artigianato e al mondo del lavoro.
Dopo un ventennio di attività, la scuola del Rottini diventa nel 1851, per decisione del Comune di Brescia, una «Scuola di Pittura, Arti e Mestieri», annessa alla Pinacoteca Tosio, con carattere pubblico e municipale.
All'indomani dell'Unità, l'ex Scuola Rottini si trasforma in una «Scuola comunale di Disegno applicato alle arti meccaniche e ai mestieri». Con un'attenzione crescente rivolta al disegno geometrico, ad una preparazione rivolta al «settore delle arti tessili e fabbrili».
L'AUTORE RICORDA anche i numerosi spostamenti di sede di questa prima incerta esperienza, quasi fosse «una scuola ambulante», da via Tosio, poi per conventi e chiese varie, all'ex convento di Santa Chiara. Ma con quest'ultima scelta siamo già nel 1908, con mezzo secolo di storia formativa alle spalle. E da quella storica sede in Santa Chiara, dopo un altro mezzo secolo di storia, negli anni '60, si registrerà il grande balzo, nella sede attuale di via Cantore, con l'Itis Castelli.
L'intitolazione al Moretto, ricorda l'autore, venne presa più che altro per ragioni «estrinseche alla scuola». Da tempo infatti si voleva ricordare il grande artista bresciano e lo si fece con grandi celebrazioni promosse dall'Ateneo, presieduto da Zanardelli, che ebbero il loro culmine nel 1898, con la statua del Moretto. Mentre l'intitolazione della scuola venne ufficializzata dal Comune nel 1888. Anche se la «Scuola di disegno» era ormai sempre più una scuola professionale orientata verso realtà artigianali ed industriali. In particolare tale indirizzo si rafforzò con la direzione del famoso architetto Antonio Tagliaferri e con la nuova sistemazione presso il monastero di Santa Chiara. Confermato peraltro anche dall'incrementano gli iscritti. Ma, non di meno, in presenza pure di critiche e di polemiche.
L'autore ricostruisce con attenzione e precisione i passaggi più importanti. Il salto rappresentato dall'approvazione dello Statuto nel 2010 da parte del Comune.
UN ULTERIORE SALTO è rappresentato - ma siamo ormai nell'onda lunga dell'industrializzazione pesante e dell'industria bellica, sostenuta anche dal Fascismo - dalla necessità di manodopera sempre più professionalizzata. Se ne fa interprete la Camera di Commercio nel 1918 proponendo una nuova scuola per periti e capitecnici, a completamento di quella storica di primo grado. La svolta verrà formalizzata nel 1927 con la distinzione tra la scuola di avviamento e l'istituto industriale vero e proprio. Successivamente vi sarà la statizzazione dell'istituto tecnico (la cosiddetta: regificazione) in un quadro di complicati rapporti anche interni al regime. Con in primo piano il ruolo del preside Bormioli e i suoi rapporti con il regime, la sua riconferma dopo il '45, fino alla scomparsa nel 1962.
Il libro offre anche documentazione e spunti di notevole interesse, su personaggi (come il professor Mario Frailich), su vicende politiche ( il «processo» al preside Giovanni Bormioli), rapporti di genere (le ragazze del Moretto). Ma soprattutto direi l'interesse che Camera di commercio, Enti locali ed Associazioni imprenditoriali hanno nel complesso avuto nel sostegno alla formazione professionale del Moretto e poi dell'Itis Castelli.
ALL'INDOMANI della guerra anche in campo scolastico si aprono gravi problemi. Ci si muove ormai tra grandi numeri: studenti, aule, finanziamenti. Già prima della guerra, nel '38 circa 2.500 studenti. Nel dopoguerra ci si pone in primo luogo il tema del decentramento degli istituti sulla provincia. Anche per il Moretto si apre una fase nuova, in particolare per la diversificazione nel 1958 tra gli Istituti Tecnici statali e quelli Professionali. E, data ormai l'insostenibile congestione in Santa Chiara, l'obbiettivo d'una nuova sede per l'Itis. Problemi di risorse e difficoltà di rapporti tra gli enti pubblici si sbloccano quando l'industriale Federico Palazzoli, già studente della Moretto serale, metterà a disposizione 20 mila mq di area, nella zona corrispondente all'attuale sede dell'Istituto Castelli. Lo farà nel 1951, ma ci vorrà ancora un decennio, tra problemi di progettazione e di realizzazione. Ma alla fine il tutto si completerà con la nuova sede nel 1961. E solo poche settimane prima dell'inaugurazione ufficiale, fatta dal presidente del Consiglio, Amintore Fanfani, vi sarà la scomparsa del preside Bormioli.
Il libro del professor Boccingher è di grande interesse sia perché ricostruisce con puntualità la storia d'un importante istituto, sia perché offre anche un quadro dei rapporti che hanno visto l'esperienza del Moretto e dell'Itis parte integrante della società e dell'economia bresciana. Con un augurio all'autore per possa completare la storia dell'Istituto Castelli, oggi ricongiunto al Moretto, anche per il mezzo secolo successivo…. e oltre!

Claudio Bragaglio

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